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nsl09 1024x512Il Castel dell’Ovo è al centro di numerose leggende e miti, luogo emblematico per eccellenza che incarna a pieno tutto lo spirito straordinario di Partenope, dall’età greco-romana al regno di Napoli, per un excursus storico di oltre duemila anni.


E’ la fortezza marina che insieme al Vesuvio, incornicia le atmosfere suggestive del Golfo di Napoli, come tanti fotogrammi dove immergere gli occhi per godere di un panorama senza eguagli.
Le origini del castello si fondono con il mito della bellissima sirena Partenope

 

, la creatura marina che si lasciò morire d’amore sull’isolotto di Megaride (Borgo Marinaro) a seguito del rifiuto da parte di Ulisse. Questo luogo si fa teatro della mitologia e ci viene restituito con lo sguardo di Omero, l’autore greco dell’Iliade e dell’Odissea, il più grande poema epico della storia che narra il lungo viaggio affrontato Ulisse (Odisseo in greco) e il suo ritorno ad Itaca; l’eroe che durante una tappa del tragitto, tenta di difendersi dal canto fatale delle sirene. Secoli dopo, l’isolotto di Megaride accolse amorevolmente le spoglie di Santa Patrizia, la religiosa bizantina discendente dell’Imperatore Costantino, naufragata a seguito di una violenta tempesta e divenuta poi compatrona di Napoli.
Le origini del castello
Le prime tracce urbanistiche a ridosso dell’isolotto di Megaride, un tempo molto estesa e unita alla terra ferma (oggi artificiale) si hanno in corrispondenza del Monte Echia (attuale Pizzofalcone) una lunga striscia di terra che ospitava i primi coloni greci e le abitazioni in tufo di Palepolis (città vecchia). Oggi visibile attraverso gli scavi della metro in Piazza del Municipio.
Durante il I secolo a.C. in età repubblicana, il condottiero romano Lucio Licinio Lucullo, progettò il Castrum Lucullanum, ossia un’insieme fiorente di ville di delizie, che si presentava come una cittadella fortificata, ricca di splendidi giardini, fontane e sculture classiche.
Per ragioni politiche e sociali, il Castrum fu convertito in un centro di coltivazione agricola, per trasformarsi successivamente in luogo di culto cristiano dei monaci basiliani; a seguito delle continue invasioni straniere, il Castrum fu più volte distrutto e ricostruito, per divenire un’espugnabile fortezza durante la dominazione normanna e successivamente un castello fortificato durante il regno Angioino. Dopo tanti volti e molte cicatrici, il Castel dell’Ovo sembra aver trovato il suo equilibrio: ora è centro fiorente della cultura napoletana e ospita mostre, rassegne ed eventi di spicco.

 

La leggenda dell’uovo di Virgilio Mago
Napoli ha avuto nel corso del Medioevo, un rapporto privilegiato con il poeta latino Publio Virgilio Marone, sia dal punto di vista della produzione letteraria indirizzata agli ambienti colti che dal punto di vista della creazione magica-esoterica rivolta alla plebe e agli adepti, la cui fama misteriosa gli è valsa l’appellativo di Virgilio Mago dalla popolazione, che lo ha venerato come Liberatore, venuto a salvare la città da svariate forme di malefici e pestilenze. Un poeta alchimista.
La vicenda più affascinante riguarda sicuramente la leggenda dell’uovo, che secondo le cronache napoletane, fu deposto all’interno di una gabbia di ferro che fece murare in una nicchia misteriosa delle sue fondamenta, nelle viscere del castello, profetizzando che alla rottura dell’uovo, tutta la città sarebbe crollata. Un’altra versione cita che l’uovo fu inserito in una caraffa di cristallo molto pregiata, sigillata e nascosta nelle mura. Da questa leggenda, prende nome il nostro castello.
Secoli dopo fu la regina Giovanna I di Napoli a provvedere nel «sostituire» l’uovo che si sarebbe danneggiato a seguito di un crollo che coinvolse il castello; il suo intervento acquietò lo stato di panico suscitato dal popolo napoletano, in vista di una grave minaccia che avrebbe colpito la città, come narrava la leggenda profetica.
Perché proprio un uovo?
La spiegazione diventa più complessa e affascinante. E’ nota a Napoli, nel periodo medioevale, la nascita di una fiorente scuola ermetica che basò i propri studi sull’alchimia, ovvero l’arte di manipolare e trasformare i metalli di poco pregio in preziosi, attraverso l’esplorazione diretta della natura con pratiche magiche e misteriose.
L’isolotto di Megaride (Castel dell’Ovo) si prestava maggiormente a questo tipo di ricerche e ospitava monaci eremiti che si rifugiavano nelle grotte marine, luoghi di antichi culti greco-romani, operando in grande segreto l’esoterismo, ossia la sperimentazione dell’Uovo alchemico che riceve il nome di Uovo filosofico, la lenta trasmutazione degli elementi primari quali, lo zolfo e il mercurio in oro alchemico/oro spirituale.
Per l’alchimia, la parola uovo sta ad indicare un contenitore, un vaso «athanor» o un forno dove si fondevano questi elementi al fine di ottenere il metallo prezioso. Fu proprio Virgilio ad assimilare tutti i processi alchemici, frutto di antiche conoscenze, i cui studi e ricerche furono rinvenuti secoli dopo e gelosamente custodite dai napoletani.
In alcuni testi si legge «...l’acqua dello Mago Vergileo...”.
Vi sono molte credenze legate all’uovo sia pagane che cristiane, simbolo di vita eterna; la complicità del mare del Golfo di Napoli (principio femminile Acqua) e la vicinanza del Vesuvio (principio maschile Fuoco) creavano all’epoca, il clima fertile per questo genere di ricerche alchemiche, molto segrete.
Napoli amò moltissimo il poeta e mago Virgilio che seppe liberare Neapolis da gravi pestilenze e malefici, come testimonia ancora oggi il Parco della Tomba di Virgilio in suo onore che sorge alle spalle della chiesa di S. Maria di Piedigrotta in zona Mergellina e ospita numerose tracce del passato, monumenti e il sepolcro romano.
Virgilio Mago per i napoletani fu considerato il primo protettore della città in epoca pagana ancor prima di San Gennaro, il nostro beneamato Santo Patrono a tutto tondo (e guai a chi lo tocca!) e assorbi queste antiche conoscenze, in quanto aveva studiato presso la scuola dell’epicureo Sirone a Posillipo, addentrandosi sempre di più nei misteri occulti molto vivi in Neapolis.
L’invito è quello di far visita al Castel dell’Ovo e fra un selfie e un altro, immortalare ogni scatto suggestivo che gli occhi catturano, per apprezzare a pieno uno dei monumenti più belli che mondo ci invidia, frutto di un antica storia millenaria.
Aperto tutti i giorni in forma gratuita.

 

Fonte: grandenapoli

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